Che cos’è il Reddito di Inclusione (rei)?

Si tratta di una misura nazionale di contrasto alla povertà, sul quale fa chiarezza la circolare n. 57 del 28 marzo 2018 dell’INPS, che ne illustra le estensioni per effetto della legge di bilancio.
La più importante novità riguarda il venir meno di tutti i requisiti familiari: dal 1° luglio 2018 il REI diventa a tutti gli effetti uno strumento universale di contrasto alla povertà, basato sul solo soddisfacimento dei requisiti economici.
Presso tutti i Comuni sono stati messi a disposizione dei cittadini dei punti di informazione sulla rete integrata degli interventi e dei servizi sociali e, qualora ricorrano le condizioni, assistenza nella presentazione della domanda.
I cambiamenti messi in atto dalla Legge di bilancio 208 riguardano anche la durata e la decorrenza della misura.
In particolare viene previsto che se al momento del riconoscimento del REI il beneficio economico risulta di ammontare inferiore o pari a 20 euro/mese, lo stesso sia erogato anticipatamente in un’unica soluzione su base annua.
Requisiti di residenza e di soggiorno
il richiedente deve essere congiuntamente:
– cittadino dell’Unione (o familiare di un cittadino dell’Unione in possesso del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente) ovvero cittadino di paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo o apolide in possesso di analogo permesso o titolare di protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria);
Per familiare di cittadino dell’Unione si intende il coniuge, i discendenti diretti di età inferiore a 21 anni o a carico e quelli del coniuge e gli ascendenti diretti a carico e quelli del coniuge (ai sensi del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30 “Attuazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri”);
– residente in Italia, in via continuativa, da almeno due anni al momento di presentazione della domanda.

(Fonte: www.immigrazione.biz)

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Come funziona la regolamentazione al lavoro degli stranieri in Italia?

Per i lavoratori extracomunitari è possibile, una volta arrivati in Italia, chiedere alla Questura il permesso di soggiorno e il datore di lavoro può procedere all’assunzione del lavoratore straniero direttamente con le procedure previste per il cittadino italiano.

Per i lavoratori extracomunitari in territorio italiano, il datore di lavoro deve seguire le stesse modalità previste per l’assunzione dei lavoratori italiani e comunitari, dandone comunicazione entro 48 ore alla Questura.

La comunicazione deve contenere: le generalità del datore di lavoro e del lavoratore, gli estremi del passaporto o del documento di identificazione del lavoratore e l’indirizzo del datore di lavoro presso cui viene prestato servizio.

La mancata comunicazione prevede una sanzione amministrativa da Euro 154,00 a Euro 1.032,00.

Se il lavoratore si trova ancora all’estero?

Prima del suo ingresso in Italia, il datore di lavoro deve presentare allo sportello unico per l’immigrazione della provincia di residenza o della provincia dove avrà luogo la prestazione lavorativa, i seguenti documenti:
–  richiesta nominativa di nulla osta al lavoro;

– idonea documentazione relativa alle modalità di sistemazione alloggiativi per il lavoratore stranieri;

– la proposta di contratto di soggiorno con specificazione delle relative condizioni, comprensiva dell’impegno al pagamento da parte dello stesso datore di lavoro delle spese di ritorno dello straniero nel Paese di provenienza;

– dichiarazione di impegno a comunicare ogni variazione concernente il rapporto di lavoro.

Il permesso di soggiorno

I lavoratori extracomunitari devono essere in possesso anche del permesso di soggiorno, per motivi di lavoro, in corso di validità rilasciato dalla Questura. Tale documento deve essere richiesto entro 8 giorni lavorativi dall’ingresso in Italia e deve essere allegato, dal datore di lavoro, alla denuncia di assunzione all’Inps.

La durata del permesso di soggiorno è legata a quella del contratto di soggiorno per lavoro subordinato nel periodo massimo di

  • 9 mesi, per contratti di lavoro stagionale;
  • 1 anno, per contratti di lavoro subordinato a tempo determinato;
  • 2 anni, per contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

E’ previsto il rilascio del permesso di soggiorno pluriennale se il lavoratore dimostra di essere venuto in Italia per almeno due anni di seguito con contratti di lavoro stagionali. Tale permesso può essere rilasciato per tre annualità e la durata temporale per ogni anno è la stessa dell’ultimo dei due anni precedenti con permesso annuale.

Allo straniero regolarmente soggiornante nel territorio italiano da almeno 6 anni può essere rilasciata la carta di soggiorno.

Per saperene di più  https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=43288

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Bonus bebè e aiuti alle mamme 2018: facciamo chiarezza

Tra le novità e le conferme della Legge di bilancio 2018, ecco tutte le agevolazioni:

  • il bonus asilo nido 2018 INPS da 1000 euro l’anno;
  • il bonus bambini malati gravi 2018;
  • il nuovo bonus bebè 2018 confermato solo per 1 anno ai nuovi nati 2018 e adottati;
  • il bonus mamme domani da 800 euro ossia il premio alla nascita 2018;
  • il bonus baby sitter 2018.
  • Bonus asilo nido e bambini malati gravi

Si tratta di un’agevolazione che prevede l’erogazione di un assegno di mille euro l’anno a favore delle famiglie quale sostegno economico al pagamento delle spese del nido pubblico o privato, fino al terzo anno di età del bambino.

Il bonus asilo nido spetta alle mamme, e alle famiglie in generale, che usufruiscono del servizio di nido, indipendentemente dal reddito: è richiedibile dal 29 gennaio 2018 fino al 31 dicembre 2018, bonus asilo nido Inps 2018 al via le domande.

Il bonus bambini malati gravi 2018, riservato ai minori affetti da gravi malattie che gli impediscono di frequentare l’asilo e che necessitano di cure presso la propria abitazione.

Per consentire il pagamento della prestazione occorre allegare anche il modulo SR163 INPS.

  • Bonus bebè e aiuti alle mamme 2018

Il nuovo bonus bebè spetta:

1) ai nuovi nati nel 2018;

2) ai minori in affido o adottati nel 2018, a partire dalla data di entrata del bambino in famiglia.

L’importo bonus bebè è per 1 anno ed è pari a:

– Bonus bebè da 80 euro al mese: per le famiglie che hanno un reddito fino a 25.000 euro;

– Bonus bebè 160 euro per chi invece ha un reddito sotto la soglia dei 7mila euro.

La domanda bonus bebè va presentata sempre all’Inps per via telematica, direttamente se si possiede il Pin Inps dispositivo, o chiamando il numero verde Inps o rivolgendosi a Patronati, gratuitamente.

  • Premio alla nascita 2018

E’ un premio concesso alla futura mamma pari a 800 euro e viene riconosciuto dall’Inps quando la futura mamma entra nel 7° mese di gravidanza.

La nuova agevolazione per le future mamme, si chiama: bonus mamma domani Inps da 800 euro erogati dall’Inps, previa accettazione della domanda da parte dell’Istituto, in un’unica soluzione, una tantum.

Per cui, nel 2018, tutte le donne al 7° mese di gravidanza, possono richiedere il sostegno del premio alla nascita, in una unica soluzione, a prescindere dal reddito.

  • Aiuti alle mamme 2018: bonus baby sitter

Il bonus baby sitter 2018 è un premio che prevede buoni da 600 euro al mese che la neo mamma può utilizzare per pagare una baby sitter, anche se è la nonna, nel caso in cui rinunci dopo il congedo maternità, al congedo parentale e torni subito a lavoro.

Questo aiuto alla neo mamma 2018, consiste, pertanto, nella possibilità di richiedere, previa apposita domanda INPS, il bonus baby sitter 2018, quale contributo economico per pagare servizi per l’infanzia per la baby sitter per 6 mesi.

Requisiti bonus baby sitter: Le mamme che possono richiedere il beneficio sono:

  • Dipendenti pubbliche e private;
  • Lavoratrici in gestione separata INPS;
  • Libere professioniste non iscritte ad altra forma previdenziale obbligatoria e non siano pensionate.
  • – Autonome non parasubordinate (non iscritte alla gestione separata INPS) e alle imprenditrici. In questo caso, l’agevolazione è ridotta a 3 mesi per un totale di 1800 euro.

Condizione per fruire del bonus: è presentare la domanda per via telematica all’Inps entro 11 mesi successivi alla conclusione del periodo di congedo obbligatorio di maternità, e il non aver concluso tutto il periodo di congedo parentale.

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Carta d’identità per cittadini stranieri

 

Ecco tutti i passaggi per richiedere ed ottenere la carta d’identità per cittadini stranieri in Italia.

Chi può richiederla?
Possono richiedere la Carta d’Identità per Cittadini Stranieri, tutti quei cittadini che siano in possesso di regolare permesso di soggiorno (o in possesso della carta d’identità del loro paese per i cittadini UE) e residenza anagrafica nel territorio Italiano.
Per tutti i cittadini stranieri residenti la carta d’identità ha esclusivamente valore di documento di riconoscimento e non costituisce un documento valido per l’espatrio.

Condizioni necessarie per il rilascio
La richiesta per la carta d’identità si può fare in qualunque momento presentandosi personalmente. Il minorenne dovrà essere accompagnato da entrambi i genitori, con documento valido, o tutore.

Come richiedere la carta d’identità?
È necessario presentarsi all’Ufficio Anagrafe del proprio Comune di residenza con un valido documento di riconoscimento nel caso di cittadini dell’Unione Europea; il passaporto in corso di validità ed il permesso di soggiorno (o la richiesta di rinnovo) nell’ipotesi di cittadini extracomunitari.
È necessario allegare tre fotografie recenti con sfondo bianco, a mezzo busto, a capo scoperto ad eccezione dei casi in cui la copertura del capo con velo, turbante o altro, sia imposta da motivi religiosi, purché i tratti del viso siano ben visibili.

Costo?
Il costo è variabile, ma solitamente è fissato a € 5,42.

Tempi di rilascio
La richiesta per il rinnovo della carta d’identità deve essere effettuata 180 giorni prima della scadenza. Il rilascio è immediato, eccezion fatta per casi particolari.

Validità
La validità è di 10 anni dalla data del rilascio per i maggiorenni; 3 anni per i minori di 3 anni; 5 anni nella fascia di età 3-18 anni.
Se l’autorità di Pubblica Sicurezza non rinnova il permesso di soggiorno, la carta d’identità va riconsegnata all’Ufficio Anagrafe del Comune o della circoscrizione in cui si risiede. La carta d’identità ha la stessa durata del permesso di soggiorno. È valida solo su territorio italiano e non può essere utilizzata per l’espatrio.

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Assegno sociale per stranieri: come funziona

Che cos’è l’assegno sociale? Si tratta di una prestazione economica (ex pensione sociale), erogata dietro domanda, in favore dei cittadini che si trovano in condizioni economiche particolarmente disagiate con redditi non superiori alle soglie previste annualmente dalla legge.

È ricolto ai cittadini italiani, agli stranieri comunitari iscritti all’anagrafe del comune di residenza e ai cittadini extracomunitari/rifugiati/titolari di protezione sussidiaria con permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo.
È necessario che i beneficiari percepiscano un reddito al di sotto delle soglie stabilite annualmente dalla legge.
Il funzionamento dell’assegno sociale è molto semplice: il pagamento ha inizio dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda.
La verifica dei requisiti di reddito e di effettiva residenza avviene ogni anno.

A quanto ammonta l’assegno sociale?
L’importo è pari a 448,07 euro per tredici mensilità. Per l’anno 2017 il limite di reddito è pari a 5.824,91 euro annui e 11.649,82 euro, se il soggetto è coniugato.

Chi ha diritto all’assegno?
Ne possono beneficiare in misura intera i soggetti non coniugati che non possiedono alcun reddito e i soggetti coniugati che hanno un reddito familiare inferiore al totale annuo dell’assegno.
In misura ridotta, invece, i soggetti non coniugati che hanno un reddito inferiore all’importo annuo dell’assegno e i soggetti coniugati che hanno un reddito familiare compreso tra l’ammontare annuo dell’assegno e il doppio dell’importo annuo dell’assegno.

L’assegno può essere sospeso se il titolare soggiorna all’estero per più di 30 giorni. Dopo un anno dalla sospensione, la prestazione è revocata.
In caso di morte, non è reversibile ai familiari superstiti e non può essere erogato all’estero.

Come fare domanda per l’assegno sociale?
La domanda deve essere presentata online all’INPS attraverso il servizio dedicato, al cui interno è possibile scaricare il manuale contenente le istruzioni fondamentali per la compilazione.

Sei straniero? Se hai problemi nella richiesta della domanda, puoi contattarci via email o via telefonica: 06 3611676 – info@waitaly.net

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Pensione per gli stranieri: come funziona la legge italiana?

Come funziona la pensione per gli stranieri che risiedono nel territorio nazionale?
La materia è molto articolata, diversificata e dipende dagli accordi presi dall’Italia con i vari Paesi.

Esistono due grandi categorie: il lavoratore comunitario (avente gli stessi identici diritti e doveri di un lavoratore italiano) e il cittadino straniero non comunitario che viene in Italia e lavora per poi restarci o per tornare poi nel proprio Stato natale.

Per gli stranieri comunitari

I cittadini comunitari godono delle stesse identiche condizioni dei lavoratori italiani: sia nella retribuzione che nelle varie condizioni di lavoro, pensione compresa.

Per questi lavoratori vengono sommati tutti i periodi di assicurazione o di contribuzione maturati nei differenti paesi e ricevono un trattamento finale “pro-rata” adeguato al lavoro prestato nelle varie nazioni e alla relativa contribuzione.
La pensione è erogata nello stato di “ultima residenza” o nel quale è stata presenta la domanda.

Per i cittadini extra-comunitari con convenzioni

Un cittadino extra-comunitario che è regolarmente assunto in Italia ha diritto al versamento di tutti i contributi previdenziali.

Per alcuni paesi, ad esempio, esistono determinate convenzioni che producono una situazione legale del tutto simile a quella degli stati comunitari.

In questi casi il lavoratore, sia che resti in Italia, sia che torni al suo paese d’origine avrà diritto alla sua pensione nella sua completezza.

Per i cittadini extra-comunitari che restano in Italia

I cittadini extracomunitari, anche se non diventati cittadini italiani, godono appieno della parità di trattamento con i lavoratori italiani: un cittadino extracomunitario che proviene da un paese senza convenzione, dopo aver versato i contributi ed essere arrivato correttamente all’età pensionabile, percepirà normalmente il trattamento dovuto, se resterà nel nostro Paese.
Le pensioni degli stranieri che rimpatriano?

Un caso particolare è costituito da quei cittadini extra-comunitari provenienti da paesi con cui non siano in atto convenzioni che rimpatrino definitivamente.

Si tratta di lavoratori non stagionali, che hanno lavorato regolarmente in Italia per un periodo corrispondente al minimo del contributivo (almeno 5 anni). La legge Bossi-Fini ha introdotto due casistiche:

  • i lavoratori extracomunitari assunti dopo il 1° gennaio 1996 possono percepire, in caso di rimpatrio, la pensione di vecchiaia (calcolata col sistema contributivo) al compimento del 66° anno di età e anche se non sono maturati i previsti requisiti (dunque, anche se hanno meno di 20 anni di contribuzione) purché non rientrino in Italia (in quel caso perdono il diritto). Ovviamente percepiranno esclusivamente l’importo proporzionato a quanto versato.
  • i lavoratori extracomunitari assunti prima del 1996 possono percepire, in caso di rimpatrio, la pensione di vecchiaia (calcolata con il sistema retributivo o misto) solo al compimento del 66° anno di età sia per gli uomini che per le donne e con 20 anni di contribuzione.

Per saperene di più  https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=50000

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Linee Guida per l’accoglienza degli alunni stranieri

Le “Linee Guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri”, pubblicate dal MIUR nel febbraio 2014, parlano chiaro, ribadendo ciò che nel nostro Paese è un diritto universale: l’istruzione.
I minori stranieri in Italia sono innanzitutto persone e, in quanto tali, hanno diritti e doveri che prescindono dalla loro nazionalità.
In accordo con questo principio non sono previsti requisiti di legge per i rifugiati e per tutti i minori neo arrivati nel nostro paese per accedere al sistema di istruzione.
Un grande aggiornamento di queste Linee guida, rispetto alla precedente versione datata 2006, è l’introduzione del tema della scolarizzazione nel livello secondario superiore e la distinzione fra i bisogni degli alunni con cittadinanza non italiana, ma nati in Italia (di seconda generazione) e i bisogni degli alunni migranti neo arrivati nel nostro Paese.
Altra grande differenza è sicuramente data dal numero in aumento degli alunni stranieri con cittadinanza non italiana, che sono quindi nati in Italia ma con entrambi i genitori non italiani.
Se nel 2005/2006 erano 400.000, nel 2014/2015 questo numero si è quasi raddoppiato, raggiungendo circa le 830.000 unità. L’aumento, costante, riguarda tutti i livelli dell’istruzione.

Iscrizione
Per tutti i minori con cittadinanza non italiana, in base a quanto previsto dalla Legge,  l’iscrizione può essere effettuata anche in corso d’anno, al momento in cui l’alunno arriva in Italia.

Iscrizione inizio anno
A partire dall’anno scolastico 2013/2014 presso scuole statali, le procedure da seguire sono esclusivamente online.
È necessario iscriversi al portale www.iscrizioni.istruzione.it e compilare la domanda completa. Per agevolare tutte le famiglie, il Ministero ha provveduto a tradurre tutta la modulistica in lingua inglese.
Se non si possiede un computer? È possibile fare l’iscrizione in una delle scuole presenti sul territorio.
È importante chiarire che l’iscrizione scolastica non rappresenta un requisito per la regolarizzazione della propria presenza in Italia (né per il minore, né per il genitore).

Iscrizione in corso d’anno
In questo caso è l’Istituzione scolastica che provvede all’individuazione della classe e dell’anno di corso da frequentare, sulla base degli studi compiuti nel Paese d’Origine.

Documentazione
Successivamente all’scrizione online, all’inizio d’anno o in corso, la segreteria della Scuola richiede alla famiglia la copia dei seguenti documenti (è valida anche l’autocertificazione): identità, codice fiscale, data di nascita e cittadinanza.

  • Permesso di soggiorno e documenti anagrafici

Il permesso di soggiorno è rilasciato a uno dei genitori se l’alunno ha meno di 14 anni, direttamente all’alunno straniero se li ha già compiuti.
In mancanza dei documenti, la scuola iscrive comunque il minore: non vi è alcun obbligo da parte degli operatori scolastici di denunciare la condizione di soggiorno irregolare degli alunni che stanno frequentando la scuola.

  • Documenti sanitari

La scuola deve accertarsi che siano state praticate agli alunni le vaccinazioni obbligatorie, richiedendo la presentazione di una certificazione.

  • Documenti scolastici

La scuola richiede la presentazione di una certificazione contenente pagelle, attestati e dichiarazioni, che specifichi gli studi compiuti nel Paese d’Origine.
In mancanza di certificazioni, si richiedono ai genitori dell’alunno informazioni in merito alla classe e all’istituto frequentato in precedenza.

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Stranieri e scuola: come funziona in Italia?

Il diritto allo studio nel nostro Paese è considerato un diritto-dovere: diritto a ottenere istruzione e insieme obbligo di frequentare le scuole fino all’età di 16 anni.

Il diritto-dovere all’istruzione è garantito al cittadino straniero – regolarmente soggiornante in Italia – alle stesse condizioni del cittadino italiano.

Per i minori stranieri:

  • diritto all’istruzione indipendentemente dalla loro regolarità, nelle stesse identiche forme e nei modi previsti per i cittadini italiani;
  • sono soggetti all’obbligo scolastico;
  • non esistono limiti: è possibile richiedere l’iscrizione in qualunque periodo dell’anno scolastico.

In mancanza di documentazione anagrafica o in possesso di documentazione irregolare, ne è responsabile uno dei genitori (o chi ne esercita la tutela).
In questo caso il minore viene iscritto con riserva, senza però pregiudicare il conseguimento dei titoli conclusivi dei corsi di studio delle scuole di ogni ordine e grado.

Modalità di iscrizione:

I minori soggetti all’obbligo scolastico vengono iscritti, a cura dei genitori o di chi ne esercita la tutela, alla classe corrispondente all’età anagrafica.
Eccezion fatta nel caso in cui il collegio dei docenti deliberi l’iscrizione ad una classe diversa.

Diritto all’istruzione dei cittadini stranieri maggiorenni già presenti in Italia:

Il diritto allo studio è riconosciuto per legge anche ai maggiorenni.

Per il conseguimento della licenza media è necessario fare domanda al preside dell’istituto scolastico, specificando i propri dati anagrafici e gli studi compiuti.
È necessario avere una buona conoscenza della lingua italiana ed essere in possesso di regolare permesso di soggiorno.

Per il diploma di scuola media superiore è possibile iscriversi direttamente ai corsi di istruzione superiori.

Iscrizione all’Università

Entro il 31 dicembre di ogni anno, ogni Ateneo stabilisce i posti da destinare all’immatricolazione degli studenti stranieri ai corsi di studio universitari, per l’anno accademico successivo.
L’ammissione è comunque subordinata alla verifica delle capacità ricettive delle strutture universitarie ed al superamento delle prove di ammissione.

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Assegno familiare stranieri: come richiederlo?

Assegno familiare stranieri 2018: cosa sapere

Gli assegni nucleo familiare stranieri (ANF) sono un diritto per tutti i cittadini stranieri con permesso di soggiorno di lungo periodo (come stabilito dalla sentenza del Tribunale di Brescia ordinanza del 14 aprile 2015).

Tale sentenza ha posto in evidenza il fatto che gli assegni famigliari sono un diritto per tutti i cittadini residenti italiani e stranieri, e non un’agevolazione che non può non essere concessa sulla base della nazionalità.

Dal 1° gennaio 2018, inoltre, è partito anche il nuovo reddito di inclusione 2018 stranieri.
Tali assegni sono chiamati “Assegni al nucleo familiare ANF” e sono un’agevolazione riconosciuta oggi anche agli stranieri, per il sostegno al reddito della famiglia anche se residente all’estero.
Si tratta quindi di benefici che i lavoratori dipendenti e i pensionati da lavoro dipendente possono richiedere al proprio datore di lavoro tramite specifico modello di domanda (devono sussistere i requisiti di reddito, determinati ogni anno dalla Legge Italiana).

A chi spettano gli ANF stranieri 2018?
Spetta ai lavoratori dipendenti, anche agricoli e lavoratori domestici, iscritti alla gestione separata, e ai titolari di pensioni da lavoro dipendente, ai titolari di prestazioni previdenziali ed ai lavoratori in altre situazioni di pagamento diretto.

Requisiti:

  • Richiedente ANF: lavoratore o pensionato.
  • Coniuge: non separato legalmente, anche se non convivente.
  • Figli ed equiparati minorenni conviventi o meno; maggiorenni inabili se non sposati; figli studenti o apprendisti maggiorenni e fino all’età di 21 anni compiuti che fanno parte del nucleo familiare, per le famiglie numerose con almeno 4 figli gli ANF spettano fino al compimento dei 26 anni.
  • Fratelli, sorelle del richiedente e i nipoti minorenni o maggiorenni inabili: solo se orfani dei genitori, se non titolari di una pensione ai superstiti e non coniugati.

Come presentare la domanda?
La domanda assegni familiari INPS deve essere presentata dal richiedente ogni anno attraverso uno specifico modello.

1) Istanza presentata tramite il datore di lavoro: il richiedente deve utilizzare il seguente modulo: modello ANF/DIP (SR16). L’assegno versato dal datore di lavoro è un diritto riconosciuto per tutto il periodo di lavoro, anche se la domanda viene presentata dopo la cessazione del rapporto (la prescrizione avviene solo dopo 5 anni).

2) Istanza presentata all’Inps: la domanda ANF va presentata direttamente all’Inps nel caso in cui chi richieda l’agevolazione sia un lavoratore domestico, operaio agricolo dipendente a tempo determinato, se iscritto alla gestione separata o beneficiario di altre prestazioni previdenziali.

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Rinnovo del permesso di soggiorno e matrimonio: che cosa cambia

Per ottenere il permesso di soggiorno, allo straniero extracomunitario basta dimostrare la convivenza con un cittadino italiano.
La sentenza n. 5040/2017 del 19 ottobre 2017 parla chiaro: la persona convivente more uxorio di un cittadino italiano ha diritto al rinnovo del permesso di soggiorno anche in assenza del matrimonio.
Secondo quanto stabilito, infatti, dal Consiglio di Stato è illegittimo il diniego di rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato motivato dalla mancanza di un reddito minimo idoneo al suo sostentamento sul territorio nazionale laddove sussista un rapporto di convivenza evidente e dichiarato (anche nel caso di un rapporto di lavoro di natura fittizia come la collaborazione domestica).
La sentenza riprende le indicazioni provenienti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in materia, secondo cui la nozione di “vita privata e familiare” (articolo 8, paragrafo 1, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo) include non solo le relazioni consacrate dal matrimonio, ma anche le unioni di fatto nonché, in generale, i legami esistenti tra i componenti del gruppo designato come famiglia naturale.
Per questo motivo, proprio in virtù della presenza di rapporti affettivi (di natura eterosessuale od omosessuale), l’eventuale applicazione di una misura di allontanamento o di diniego di un permesso di soggiorno è in grado, secondo la Corte di Strasburgo, di provocare un sacrificio sproporzionato del diritto alla vita privata e familiare per il soggetto portatore dell’interesse (Corte europea dei diritti dell’uomo, sentenza del 4 dicembre 2012).

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