Bonus mamma domani a tutte le straniere

Buone notizie per tutte le mamme straniere senza permesso di soggiorno di lungo periodo, che potranno usufruire del “Premio Nascita” di 800 euro una tantum, concesso a tutte le madri italiane.
Lo hanno deciso il Tribunale di Bergamo e di Milano, che si sono pronunciati con una sentenza a scanso di equivoci: l’estensione del premio a tutte le mamme straniere regolarmente soggiornanti in Italia.
La condotta dell’Istituto di previdenza, che aveva istituto il premio, è stata giudicata discriminatoria.
Ora spetterà all’Inps revocare le proprie circolari e pubblicare sul proprio sito una “nota informativa” che comunichi l’estensione del beneficio.
Come spiega il giudice Silvia Ravazzoni, l’Istituto dovrà eliminare “la condotta discriminatoria attraverso l’estensione del beneficio assistenziale a tutte le future madri regolarmente presenti in Italia che ne facciano domanda e che si trovino nelle condizioni giuridico-fattuali” previste dalla legge 232 del 2016.

L’Istituto a sua volta precisa di aver “chiesto alla Presidenza del Consiglio dei ministri, al ministero del Lavoro e al Mef se intendano confermare l’orientamento finora espresso sulla limitazione del Bonus mamma domani alle residenti e immigrate con permesso di lungo soggiorno. Il governo non ci ha ancora risposto“.
Ricordiamo che il Bonus mamma domani consiste in un’una tantum di 800 euro che l’Inps eroga alle donne in gravidanza, almeno al settimo mese, tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2017.
Non ci sono requisiti economici, quindi viene riconosciuta a tutte le future madri:

  • al compimento del 7° mese di gravidanza;
  • al parto, anche se antecedente all’inizio dell’8° mese di gravidanza;
  • per l’adozione del minore, nazionale o internazionale, disposta con sentenza divenuta definitiva ai sensi della legge n. 184/1983;
  • per l’affidamento preadottivo nazionale o internazionale.
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Stai per avere un figlio in Italia? Quali documenti occorrono?

Quando un bambino nasce in Italia è necessario fare la “denuncia o dichiarazione di nascita” all’Ufficiale dello Stato Civile del Comune (non è necessario che i genitori siano in possesso del permesso di soggiorno). Si tratta di una comunicazione ufficiale che testimonia la nascita del bambino, con generalità del neonato (nome, cognome e sesso), il luogo ed il giorno della nascita.

Come scegliere il nome?

Le caratteristiche del nome, in Italia, sono regolate dal D.P.R. 396/2000:

– il nome imposto al bambino deve corrispondere al sesso ed è consentito assegnare un massimo di 3 nomi al minore;

– il neonato non può avere lo stesso nome del padre vivente, di un fratello o di una sorella viventi;

– non è consentito dare un cognome come nome;

– non è possibile che al minore vengano dati nomi ridicoli o vergognosi .

A tal proposito l’Ufficiale che registra la nascita del bambino può opporsi alla trascrizione di un nome che non sia consentito dal regolamento, ma non può rifiutare la registrazione del nome.
In questo caso, l’Ufficiale informa al Procuratore della Repubblica, il quale, in seguito alla segnalazione, può, a sua discrezione, attivarsi per chiedere una sentenza di rettifica del nome.

I nomi stranieri assegnati ai neonati devono essere espressi con le lettere contenute nell’alfabeto italiano e, laddove sia possibili, anche con i segni diacritici.

Nel caso in cui ci siano dei cambiamenti da apportare dopo l’emissione dell’atto di nascita, bisogna presentare un’attestazione rilasciata dall’autorità diplomatica del Paese di appartenenza in cui si specifica le generalità con le quali il suo cittadino viene riconosciuto.

Qual è la procedura per la registrazione?

Chi può farla:

  • se i genitori sono regolarmente sposati ed entrambi riconoscono il bambino, la denuncia può essere fatta da uno dei due.
  • Se i genitori non sono sposati ma entrambi voglio riconoscere il figlio, al momento della denuncia, devono essere entrambi presenti.
  • Il padre naturale non può riconoscerlo da solo, mentre il bambino può essere riconosciuto e registrato anche solo dalla madre.
  • Se la madre non vuole riconoscerlo, a lei viene garantito l’anonimato e il Direttore Sanitario dell’ospedale dichiara la nascita del bambino.
  • La registrazione della nascita può essere effettuata da una terza persona autorizzata dalla madre oppure dai genitori. L’incaricato deve essere munito di una delega scritta e del proprio documento di identità per poter procedere alla denuncia.

Quando?

Bisogna fare la dichiarazione entro 3 giorni dalla nascita presso la Direzione Sanitaria dell’ospedale in cui è avvenuto il parto.
Chi si presenta per fare la denuncia, deve avere con sé un documento identificativo che può essere la carta d’identità, il passaporto o il permesso di soggiorno.
In seguito, la Direzione Sanitaria dell’ospedale provvede ad inviare la denuncia fatta all’Ufficiale di Stato Civile del Comune. Non è quindi necessario che il genitore si rechi al Comune per registrare la nascita del figlio, in quanto la comunicazione già è stata fatta da parte dell’ospedale.

Come richiedere il permesso di soggiorno per il minore nato in Italia?

Come stabilito dalla Legge sulla Cittadinanza n. 91/92, i minori nati in Italia da genitori stranieri seguono la cittadinanza di almeno uno dei genitori.
Se i genitori sono titolari di un permesso di soggiorno, dovranno richiedere di aggiungere il neonato al proprio permesso, allegando alla domanda una copia dell’atto di nascita e del codice fiscale del minore. Non è  necessario che il minore sia in possesso del passaporto del Paese del quale è effettivamente cittadino (è prevista la marca da bollo di € 16.00 e il pagamento dei €30,00 per l’invio del kit).

Come richiedere il passaporto per il nascituro?

È necessario trascrivere l’atto di nascita del bambino presso l’autorità diplomatica o consolare del Paese del quale il bambino è cittadino.

Per la richiesta del passaporto, bisogna contattare il Consolato o l’Ambasciata del Paese di origine in modo tale di avere l’informazione completa su quale documentazione e quali sono i costi e i tempi per avere il passaporto per il neonato.

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Come iscriversi al Servizio Sanitario Nazionale?

Le modalità di iscrizione al SSN per i cittadini stranieri regolarmente presente in Italia varia in base al motivo di soggiorno.

Tutti i turisti (tutti coloro presenti in Italia per un periodo non superiore a 90 giorni), possono usufruire delle prestazioni sanitarie urgenti e di elezione a pagamento, in base alle tariffe regionali.
L’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale è previsto solamente per gli studenti e le ragazze alla pari.

Tutti i cittadini stranieri con regolare permesso di soggiorno possono iscriversi al SSN direttamente alla ASL del Comune di residenza anagrafica, o di domicilio effettivo indicato nel permesso di soggiorno.

Cosa consente l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale?
Il SSN consente la scelta del medico di base e la conseguente attribuzione di 4 crediti riconoscibili ai fini dell’accordo di integrazione.

L’assistenza sanitaria è estesa a tutti i familiari a carico dell’iscritto, regolarmente soggiornanti in Italia.

L’iscrizione al SSN può essere:

  • Obbligatoria

Tale iscrizione è rivolta a tutti i cittadini stranieri extracomunitari, che rispondano ai seguenti requisiti:

  • regolarmente soggiornanti che abbiano in corso regolari attività di lavoro subordinato o autonomo o siano iscritti nelle liste di collocamento;
  • regolarmente soggiornanti o che abbiano richiesto il rinnovo del permesso di soggiorno per: lavoro subordinato o autonomo, motivi familiari asilo politico, asilo umanitario, richiesta di asilo, per attesa adozione, per affidamento, per acquisto della cittadinanza;
  • in attesa del primo rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato o per motivi familiari.

Per beneficiare di tutte le prestazioni fornite dal Servizio Sanitario Nazionale occorre possedere la tessera sanitaria, che prova l’avvenuta iscrizione.

Come iscriversi?
Occorre recarsi all’ASL di appartenenza con i seguenti documenti:

  • permesso di soggiorno in corso di validità o richiesta di rinnovo del permesso attestata dalla ricevuta rilasciata dall’Ufficio postale o dalla Questura;
  • autocertificazione di residenza oppure, in mancanza di quest’ultima, una dichiarazione di effettiva dimora, quale risulta, sul permesso di soggiorno;
  • codice fiscale o autocertificazione
  • ricevuta attestante l’avvenuta presentazione della richiesta di rilascio del primo permesso di soggiorno per lavoro subordinato rilasciata dall’Ufficio postale.

Quanto dura l’iscrizione?

Ha la stessa durata del permesso di soggiorno.

  • Volontaria

Tutti gli stranieri soggiornanti regolarmente in Italia, per un periodo superiore a tre mesi, che non hanno diritto all’iscrizione obbligatoria, sono tenuti ad assicurarsi contro il rischio di malattia, di infortunio e per maternità, mediante la stipula di una polizza assicurativa privata oppure con iscrizione volontaria al SSN.

Hanno diritto ad iscriversi volontariamente al SSN:

  • gli studenti e le persone alla pari anche per periodi inferiori a tre mesi.
  • coloro che sono titolari di permesso di soggiorno per residenza elettiva e non svolgono alcuna attività lavorativa, il personale religioso, il personale diplomatico e consolare ed tutte le altre categorie individuate per esclusione rispetto a coloro che hanno titolo all’iscrizione obbligatoria.

Non possono essere iscritti volontariamente al SSN i cittadini stranieri titolari di permesso di soggiorno per cure mediche e per motivi di turismo.

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Che cos’è la Tessera Europea di Assicurazione Malattia (TEAM)?

È la tessera gratuita grazie alla quale si ha diritto a ricevere assistenza sanitaria statale in tutti i 28 Stati membri dell’Unione Europea (compresa l’Islanda, il Liechtenstein, la Norvegia e la Svizzera) alle stesse condizioni e allo stesso costo (gratuitamente in alcuni paesi) degli assistiti del paese in cui ci si trova.

La tessera europea di assicurazione malattia:

  • non è un’alternativa all’assicurazione di viaggio.
  • non copre i costi se si viaggia al solo scopo di ottenere cure mediche;
  • non garantisce servizi gratuiti.

Ne hanno diritto tutte le persone che siano iscritte e a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), sia comunitari che extracomunitari, che abbiano la residenza in Italia e che non siano già a carico di istituzioni estere.
La durata della tessera è variabile da un paese all’altro; è possibile informarsi presso l’ente assicurativo competente.

A cosa dà diritto la tessera sanitaria?

  • un medico di famiglia o pediatra
  • ricovero ospedaliero gratuito presso gli ospedali pubblici e convenzionali
  • assistenza farmaceutica
  • visite mediche generali in ambulatorio
  • visite mediche specialistiche
  • visite mediche a domicilio
  • vaccinazioni
  • esami del sangue
  • radiografie
  • ecografie
  • medicine
  • assistenza riabilitativa e per protesi
  • altre prestazioni previste nei livelli essenziali di assistenza

Come si richiede la TEAM ed in quanto tempo?

Anche in questo caso dipende dal paese in cui ci si trova: solitamente via e-mail, per lettera, mediante fax, per telefono, online (addirittura in alcuni paesi è possibile richiederla tramite SMS).

In Italia la tessera viene rilasciata a tutti i cittadini che hanno diritto all’assistenza sanitaria da parte del Servizio Sanitario Nazionale.

Se invece fosse necessario richiedere un duplicato (in caso di furto o smarrimento per esempio), non è necessario recarsi di persona alla ASL, ma si può tranquillamente richiederlo online.

Cosa fare se l’ente assicurativo rifiuta di rilasciarti la TEAM?L’ente è tenuto a rilasciare la tessera europea di assicurazione malattia o in alternativa un certificato sostitutivo provvisorio se la tessera non è immediatamente disponibile. In caso contrario, è possibile fare ricorso.

Sei straniero e hai bisogno di assistenza per richiedere la tua TEAM?

Per saperene di più
http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?id=624&area=Assistenza%20sanitaria&menu=TEAM

Contattaci! info@waitaly.net  – Tel. 06 3611676

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Nulla osta al matrimonio per cittadini stranieri

Stai preparando il tuo matrimonio nel nostro Paese? Il tuo coniuge è italiano?
I matrimoni misti in Italia sono regolati da alcuni specifici iter burocratici da completare per tempo.
È consigliabile quindi muoversi con largo anticipo, per evitare spiacevoli imprevisti.
Secondo quanto stabilito dalle comunicazioni ufficiali della Farnesina, il matrimonio celebrato nel nostro Paese tra un cittadino straniero (di qualsiasi nazionalità) e un cittadino italiano verrà svolto seguendo l’ordinamento in vigore sul territorio italiano.

Quali sono i documenti che il futuro coniuge (straniero) dovrà fornire?
In primis carta d’identità o passaporto in vigore, accompagnato dal nulla osta al matrimonio (ex art.116 del Codice Civile) tradotto e apostillato, da richiedere all’autorità competente del proprio paese di origine o attraverso l’ente consolare di riferimento in Italia.
Il nulla-osta è un certificato che attesta l’assenza di impedimenti per contrarre matrimonio secondo le leggi italiane.
Il documento presentato dovrà contenere le seguenti informazioni:Nulla

  • Indicazione che non vi sono impedimenti al matrimonio secondo le leggi dello Stato di appartenenza
  • Cognome e nome
  • Luogo e data di nascita
  • Generalità dei genitori del nubendo
  • Cittadinanza
  • Residenza (Comune di residenza italiano o Comune estero di residenza)
  • Stato civile

Eccezione fatta per gli stati stranieri appartenenti alla Convenzione di Monaco del 1980 (Austria, Germania, Grecia, Lussemburgo, Moldavia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svizzera e Turchia): per le persone provenienti da questi paesi il nulla-osta sarà sostituito dal Certificato di capacità matrimoniale rilasciato dalle autorità competenti del proprio paese in formato plurilingue.

Caso a parte ancora se il futuro marito o moglie proviene dagli Usa o dall’Australia: in sostituzione del nulla-osta dovrà essere presentata una dichiarazione giurata davanti all’autorità del Consolato competente nel territorio italiano, insieme agli altri documenti (tradotti e apostillati) che vengono solitamente rilasciati dalle autorità del proprio paese di origine, quando si contrae matrimonio.

Per alcuni paesi come l’India non sono stati ancora definiti degli accordi specifici con l’Italia o l’Unione Europea: è consigliabile informarsi con molto anticipo presso l’entità consolare di riferimento in Italia.

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Bonus mamma: valido anche senza carta di soggiorno?

Che cos’è il Bonus Mamma?
La legge 11 dicembre 2016, n. 232, entrata in vigore lo scorso 1° gennaio 2017, ha stabilito un bonus di 800 euro – corrisposto in un’unica soluzione – per la nascita o l’adozione di un minore, a partire dal 1° gennaio 2017.
La domanda deve essere presentata dalla futura madre al compimento del settimo mese di gravidanza (inizio dell’ottavo mese di gravidanza) o alla nascita, adozione o affido.
L’assegno è volto a sostenere i costi per i primi mesi della nascita, per il mantenimento del neonato e le relative visite mediche.

Chi può fare richiesta del bonus?

È rivolto alle mamme o future mamme che:
– abbiano compiuto il settimo mese di gravidanza
– appena partorito
– adottato un minore (adozione nazionale o internazionale ai sensi della legge 4 maggio 1983, n. 184;)
– avuto un bimbo in affidamento preadottivo nazionale disposto con ordinanza ai sensi dell’art. 22, c. 6, l. 184/1983 o affidamento preadottivo internazionale ai sensi dell’art. 34, l. 184/1983.

Quali sono i requisiti di cittadinanza per accedere al bonus mamma?

È necessario possedere la residenza in Italia e/o la cittadinanza italiana/comunitaria. Le cittadine non comunitarie in possesso dello status di rifugiato politico e protezione sussidiaria sono equiparate alle cittadine italiane.

Per quanto riguarda le cittadine non comunitarie, devono essere in possesso del permesso di soggiorno UE per lunghi periodi, di cui all’articolo 9, decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 oppure di una delle carte di soggiorno per familiari di cittadini UE previste dagli artt. 10 e 17, decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30, come da indicazioni ministeriali relative all’estensione della disciplina prevista in materia di assegno di natalità alla misura in argomento. (Circolare Inps del 6 dicembre 2016)

Quando bisogna presentare la domanda?

La domanda deve essere presentata dopo il compimento del settimo mese di gravidanza e comunque entro un anno dalla nascita, adozione o affidamento.

Con quali modalità di pagamento verranno versati i soldi?

– bonifico domiciliato presso ufficio postale;

– accredito su conto corrente bancario;

– accredito su conto corrente postale;

– libretto postale;

– carta prepagata con IBAN.

 

Se  non sai come presentare la domanda, contatta WAI!
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Riconoscimento professionale: quali strade sono percorribili?

Sei in Italia ed intendi far valere la qualifica professionale conseguita all’Estero?
Quali strade sono percorribili per il riconoscimento?
Nel nostro Paese le professioni si distinguono essenzialmente in due categorie: “non regolamentate” e “regolamentate”.
Le prime sono quelle che si possono esercitare senza un titolo specifico, come ad esempio: arredatore, ballerino, cantante, pittore, regista, musicista, designer, interpreti, traduttori, ruoli nella pubblicità, marketing e comunicazione.
Per le professioni non regolamentate, non è necessario ottenere un riconoscimento legale del proprio titolo di studio ed inserirsi nel mercato lavorativo italiano.
Il discorso cambia se parliamo delle professioni regolamentate, disciplinate da una specifica legislazione nazionale, che definisce il titolo di studio ed i successivi anni di pratica (tirocinio) all’addestramento della professione, indispensabili per esercitare.

In questi casi è indispensabile il riconoscimento del titolo professionale ottenuto all’Estero da parte dell’autorità competente italiana.

L’Italia riconosce le qualifiche professionali estere applicando:

– alle qualifiche di provenienza UE la legislazione comunitaria; si tratta delle Direttive 2005/36/CE e 2013/55/UE, che prevedono il riconoscimento della professione estera: l’autorità italiana competente può subordinare il riconoscimento a una misura compensativa (esame attitudinale o tirocinio di adattamento);

– alle qualifiche di provenienza non-UE, il DPR 394/99, Artt. 49-50, e il successivo DPR 334/04, con cui si estende ai titoli non-comunitari la possibilità del riconoscimento professionale attraverso misure compensative.

Il riconoscimento professionale varia a seconda del settore e delle autorità competenti.

Ministero della Salute

Professioni: Dietista; Educatore professionale; Farmacista; Fisioterapista; Infermiere; Logopedista; Medico/Medico Specialista; Odontoiatra; Ostetrica; Ottico; Podologo; Psicologo; Psicoterapeuta; Tecnico audiometrista; Tecnico audioprotesista; Tecnico della fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione vascolare; Tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro; Tecnico della riabilitazione psichiatrica; Tecnico di neurofisiopatologia; Tecnico ortopedico; Tecnico sanitario di laboratorio biomedico; Tecnico sanitario di radiologia medica; Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva; Veterinario.
Ministero della Giustizia

Professioni: Agente di cambio; Agronomo e forestale junior; Agrotecnico; Assistente sociale; Attuario; Attuario junior; Avvocato; Biologo; Biotecnologo agrario; Chimico; Consulente del lavoro; Dottore agronomo e dottore forestale; Dottore commercialista; Dottore in tecniche psicologiche per i contesti sociali, organizzativi e del lavoro; Dottore in tecniche psicologiche per i servizi alla persona e alla comunità; Geologo; Geometra; Giornalista; Ingegnere; Perito agrario; Perito industriale; Ragioniere; Tecnologo alimentare; Zoonomo.

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione

Professioni: Docente di scuola materna; Docente di scuola primaria; Docente di scuola secondaria (inferiore e/o superiore)

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca

Professioni: Architetto, Pianificatore territoriale, Paesaggista, Conservatore dei Beni Architettonici ed Ambientali, Architetto junior e Pianificatore junior

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

Professione: Estetista

Ministero dello Sviluppo Economico

Professioni: Installazione impianti elettrici; Installazione impianti elettronici; Installazione impianti idraulici; Installazione impianti termici; Installazione impianti di trasporto del gas; Installazione impianti di sollevamento persone; Installazione impianti antincendio; Attività di pulizia; Attività di disinfestazione; Attività di derattizzazione; Attività di sanificazione; Carrozzeria; Meccanica e motoristica; Elettrauto; Gommista; Facchinaggio e movimentazione merci; Ausiliari del commercio (agente di commercio, agente di affari in mediazione, spedizioniere, mediatore marittimo); Mediatore marittimo; Barbiere; Parrucchiere.

Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo

Professioni: Accompagnatore turistico; Guida turistica; Direttore tecnico di agenzia di viaggi e turismo

Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento affari regionali, le autonomie e lo sport

Professione: Maestro di sci; Guida alpina.

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Riconoscimento non accademico

Sei in Italia ed intendi partecipare ad un concorso pubblico?
Vuoi iscriverti ad un centro per l’impiego, ma non sai come far valere il tuo titolo di studio conseguito all’Estero?
In Italia le procedure per il riconoscimento dei titoli di studio per scopi non accademici, come per il riconoscimento accademico, variano a seconda dell’esigenza.

1 – Concorsi Pubblici

Per accedere, come lavoratore, alla Pubblica Amministrazione in Italia in genere è necessario superare un concorso pubblico. Anche i possessori di un titolo di studio estero di qualsiasi livello (come la scuola secondaria o l’istruzione superiore), fermi restando i requisiti previsti dalla legge, possono partecipare a concorsi per accedere a posti di lavoro presso le amministrazioni pubbliche italiane, grazie ad una procedura di riconoscimento indicata all’art. 2 del DPR 189/2009.

Il procedimento di riconoscimento è finalizzato alla valutazione del titolo principale richiesto dal bando di concorso, ovvero valutare l’equivalenza del titolo straniero a quello italiano, senza che venga rilasciato un titolo italiano (equipollenza), pertanto è necessario allegare il bando di concorso specifico alla domanda di equivalenza

Tale procedura non si applica nel caso di “concorsi” riferiti a professioni regolamentate (es. insegnante) o nel caso di accesso a corsi di Dottorato di ricerca.

L’ente responsabile per questa procedura è la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Funzione Pubblica – UOLP – Servizio per le assunzioni e la mobilità.

Se invece si è già in possesso di un titolo italiano principale e si desidera far valutare altri titoli esteri, si potrà applicare quanto disposto dall’art. 3 comma 1 lettera a) del DPR 30 luglio 2009, n. 189. Tale procedura si applica ai soli titoli esteri rilasciati in uno dei paesi aderenti alla Convenzione di Lisbona.

2 – Fini Previdenziali

È possibile far valutare titoli di studio esteri a fini previdenziali, per il riscatto del relativo periodo di studio. Tale procedura si applica ai soli titoli esteri rilasciati in uno dei Paesi aderenti alla Convenzione di Lisbona.
La domanda dovrà essere presentata direttamente all’INPS che a sua volta invierà la documentazione al MIUR che emanerà entro 90 giorni il provvedimento conclusivo e lo comunicherà sia all’amministrazione, sia all’interessato.
Nel caso di esito negativo, è possibile presentare un’ istanza di riesame producendo ulteriore documentazione, entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento conclusivo.

3 – Iscrizione ai Centri per l’impiego

La procedura per valutare titoli di studio esteri per l’iscrizione ai Centri per l’impiego, si applica ai soli titoli esteri rilasciati in uno dei Paesi aderenti alla Convenzione di Lisbona.

La domanda dovrà essere presentata direttamente ai Centri per l’Impiego che la invieranno al MIUR. Il provvedimento conclusivo sarà emanato entro 90 giorni e comunicato sia all’amministrazione, sia all’interessato. Nel caso la valutazione del titolo estero sia negativa, è possibile presentare una istanza di riesame producendo ulteriore documentazione, entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento conclusivo.

4 – Accesso al praticantato/tirocinio con titolo estero

Per l’accesso al praticantato o al tirocinio è richiesta la valutazione dei titoli di studio come requisito per alcune professioni regolamentate. Tale valutazione è svolta dal MIUR sentito il Consiglio universitario nazionale e il Consiglio o Collegio nazionale della relativa categoria professionale, nel caso esista.

Tale procedura si applica ai soli titoli esteri rilasciati in Paesi UE, SEE/EFTA e nella Confederazione svizzera.

5 – Assegnazione di borse di studio e altri benefici

È possibile far valutare titoli di studio esteri per l’assegnazione di borse di studio e altri benefici erogati o riconosciuti dalle pubbliche amministrazioni.
Tale procedura si applica ai soli titoli esteri rilasciati in uno dei Paesi aderenti alla Convenzione di Lisbona. La domanda dovrà essere presentata direttamente all’amministrazione interessata che sarà competente della valutazione del titolo estero, acquisito il parere del MIUR. Nel caso di esito negativo è possibile presentare una istanza di riesame producendo ulteriore documentazione, entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento conclusivo.

6 – Valutazione di titoli e certificazioni comunitarie

Le  amministrazioni italiane possono valutare, per Legge, qualifiche rilasciate da istituzioni di un Paese dell’Unione europea, nei casi di procedimento nel quale è richiesto il possesso di un titolo di studio, corso di perfezionamento, certificazione di esperienza professionale e ogni altro attestato per il riconoscimento di competenze acquisite.

L’amministrazione responsabile valuta la corrispondenza dei titoli o certificati acquisiti in altri Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo o nella Confederazione elvetica tramite la preventiva acquisizione del parere favorevole espresso dal MIUR.

Per informazioni sulla procedura e sulla documentazione richiesta contattare WAI:
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Sei in Italia e vuoi richiedere il riconoscimento del tuo titolo di studio?

Come specificato nell’articolo precedente, esistono diversi percorsi per richiedere tale riconoscimento, si differenziano in base al titolo di studio e all’obiettivo che si intende raggiungere.

Uno dei più consueti e richiesti è il Riconoscimento accademico, volto a:

  • accedere all’istruzione superiore,
  • attuare il proseguimento degli studi universitari,
  • conseguire dei titoli universitari italiani.

A quale ente/istituto è attribuita la competenza per il riconoscimento di tale titolo?

La competenza è dell’Università  e degli Istituti di istruzione universitaria, “che la esercitano nell’ambito della loro autonomia e in conformità ai rispettivi ordinamenti, fatti salvi gli accordi bilaterali in materia” (art. 2 della Legge 148 del 2002).

Nello specifico avremo le seguenti sottocategorie di richiesta ed accesso:

1 – Accesso all’istruzione superiore
È l’accesso ai corsi di primo ciclo (Laurea o Diploma accademico di primo livello).
Questa procedura non trasforma il titolo estero di scuola secondaria in un titolo italiano, ma consente l’ingresso a corsi di primo ciclo.

Per poter accedere a tale riconoscimento il titolo estero deve presentare tutte le seguenti caratteristiche:

  • deve essere il titolo finale ufficiale di scuola secondaria del sistema estero di riferimento;
  • deve consentire nel sistema estero di riferimento l’ingresso a corsi di primo ciclo di medesima natura (es. accademica);
  • deve essere stato ottenuto dopo un percorso complessivo di almeno 12 anni di scolarità;
  • nel caso esista un esame finale al fine dell’ingresso all’istruzione superiore, tale requisito è richiesto anche per l’ingresso ai corsi italiani.

2 – Proseguimento degli studi
Si tratta della valutazione dei titoli finali esteri di primo e di secondo ciclo volta all’accesso ai corsi di secondo (es. Laurea Magistrale) e terzo ciclo (es. Dottorato di Ricerca).
Come la precedente, tale procedura non trasforma il titolo estero in un titolo italiano, ma consente l’ingresso a corsi di Laurea Magistrale e ai Dottorati di Ricerca.

Per poter accedere a tale riconoscimento il titolo estero deve presentare tutte le seguenti caratteristiche:

  • è necessario possedere il titolo ufficiale rispettivamente di primo o di secondo ciclo del sistema estero di riferimento, rilasciato da istituzione ufficiale del sistema estero;
  • il titolo in possesso deve consentire nel sistema estero di riferimento l’ingresso a medesimi corsi di Laurea Magistrale e Dottorato di Ricerca;
  • il titolo deve presentare gli elementi di natura e disciplinari corrispondenti a quelli del titolo italiano richiesto per l’ingresso (come la natura accademica o gli elementi di ricerca).

Questi requisiti valgono per tutti gli studenti con titolo estero, indipendentemente dalla loro nazionalità, sia per le qualifiche rilasciate nei Paesi dell’Unione Europea (UE) che in quelli non-UE.

3 – Conseguimento dei titoli di Laurea italiani

Si tratta della procedura di valutazione dei titoli finali esteri di Laurea Magistrale e Dottorato di Ricerca per l’ottenimento del corrispondente titolo finale italiano.
Il fine è quello di rilasciare un titolo finale italiano, avente valore legale nel nostro sistema.

La valutazione di un titolo estero per questo scopo può produrre differenti risultati:

  1. a) riconoscimento diretto (in pochissimi casi): rilascio del corrispondente titolo italiano, senza il bisogno di sostenere ulteriori esami o di presentare elaborati finali;
  2. b) abbreviazione di corso: viene richiesto di sostenere ulteriori esami e/o presentare elaborati finali per colmare la parte del corso degli studi non coperta dal titolo estero.

Per poter accedere a tale riconoscimento il titolo estero deve presentare tutte le seguenti caratteristiche:

  • il titolo in possesso deve essere rispettivamente di primo o secondo ciclo del sistema estero di riferimento, rilasciato da istituzione ufficiale del sistema estero;
  • Il titolo deve consentire nel sistema estero di riferimento l’ingresso a medesimi corsi di secondo o terzo ciclo;
  • Il titolo deve presentare i medesimi elementi di natura e disciplinari del titolo italiano corrispondente (numero di crediti, durata, natura accademica e/o elementi di ricerca, ecc.);
  • deve esistere un titolo italiano con cui si possa comparare il titolo estero, sia per tipologia che per ambito disciplinare.

Questi requisiti valgono per tutti gli studenti con titolo estero, indipendentemente dalla loro nazionalità, sia per le qualifiche rilasciati nei Paesi dell’Unione Europea (UE) che in quelli non-UE.

4 – Equipollenza del Dottorato di ricerca

Se si presentano determinate condizioni, i titoli di dottorato (PhD) rilasciati da università estere possono essere riconosciuti equivalenti al Dottorato di Ricerca italiano secondo quanto stabilito dall’art. 74 del DPR 382/80.
Il titolo di dottorato conseguito all’Estero, per poter essere ammesso a riconoscimento, deve essere conseguito al termine di un corso di Laurea di secondo livello (Laurea vecchio ordinamento o Laurea specialistica/magistrale).
È fondamentale che il diploma o il certificato del Dottorato di Ricerca sia accompagnato da:
– una traduzione giurata italiana;
– il timbro Postilla dell’Aja per i Paesi che hanno aderito alla Convenzione dell’Aja rilasciata dai competenti Organi del Paese ove ha sede l’Università;
– dichiarazione di valore, rilasciata dalla rappresentanza diplomatica o consolare italiana all’Estero competente per il territorio presso il quale ha sede l’Università;
– certificazione dell’Università estera.

Per tutte le informazioni inerenti ai requisiti da possedere si consiglia di contattare WAI:

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Riconoscimento titolo di studio

Quanti sono gli stranieri nel mercato del lavoro italiano?

Secondo quanto riportato dal Settimo Rapporto Annuale “Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia” (curato dalla Direzione Generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con la collaborazione della Direzione Generale dei sistemi informativi, dell’innovazione tecnologica, del monitoraggio dati e della comunicazione, di INPS, lNAIL, Unioncamere e con il coordinamento esecutivo di Anpal Servizi), presentato lo scorso 20 Luglio, ci sarebbe stato un incremento superiore alle 19mila unità nel caso dei cittadini UE (+2,4%), di 22.758 unità nel caso dei cittadini non UE (+1,4%), di 250mila unità per gli occupati italiani (+1,2%).
Uno degli ostacoli più grossi all’inserimento lavorativo degli stranieri in posizioni qualificate potrebbe essere proprio la difficoltà di far valere in Italia titoli di studio e qualifiche professionali acquisite all’estero.

È possibile, per chi intende lavorare in Italia, chiedere il riconoscimento del titolo di studio? Assolutamente sì.

L’Italia ha infatti adottato, come specificato dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, un sistema di norme finalizzato al riconoscimento dei titoli accademici e professionali conseguiti all’estero.

Esistono in realtà diverse strade e percorsi per richiedere il riconoscimento, che variano in base al titolo di studio e all’obiettivo che si vuole perseguire:

1. il riconoscimento accademico (per il quale gli enti responsabili sono: Università e Istituzioni AFAM, Ministero dell’Istruzione e della Ricerca, Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Funzione Pubblica – Ufficio P.P.A.)
2. il riconoscimento non accademico (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) tramite domanda rivolta all’amministrazione interessata, Amministrazione interessata, Amministrazione interessata con parere del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR)).
3. il riconoscimento professionale (Ministero che vigila la professione o dal Datore di lavoro).
Un’eccezione particolare è fatta per i titolari di protezione internazionale, che possono avvalersi dei servizi del Ministero degli Affari Esteri, che riceve la documentazione dal candidato e la invia alla Rappresentanza Diplomatica italiana competente, la quale rilascia la Dichiarazione di Valore in loco.

Parlando di riconoscimento dei titoli di studio è impossibile non far riferimento al Centro di Informazione sulla Mobilità e le Equivalenze Accademiche (Cimea), che dal 1984 svolge proprio questo servizio: informazione e consulenza sulle procedure di riconoscimento dei titoli di studio e sulla formazione superiore italiana e internazionale.
Nello specifico il Cimea funziona come una enorme banca dati, volta ad approfondire i sistemi di istruzione superiore di ogni paese e la corrispettiva legislazione nazionale.

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